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Don Furio Cesare

Riflessioni di Pasqua

S.Pasqua 2018

La Pasqua è la festa delle nostre piaghe che, come quelle di Cristo, sono diventate gloriose e sono la prova della nostra appartenenza a Lui.

"Non abbiate paura". Abbiamo davvero bisogno di queste parole che Gesú pronuncia dopo la sua Resurrezione. Il terrorismo va di moda. Tutta la sua forza è nella paura. Nel riuscire ad incutere paura è la forza di tutte le dittature, le mafie e le camorre. Tutte le paure si riassumono nella paura della morte. Che sia morte economica, sociale, affettiva, fisica, sempre di morte si tratta. Per il Vangelo il dilemma è chiaro: o la fede o la paura. Chi ha paura non ha fede e chi ha fede non ha paura.

La Pasqua è il fondamento della nostra fede perché la morte è stata vinta. La morte non ha più potere sia su di Lui che su di noi. Nella Pasqua la paura ha lasciato il posto al coraggio. Con la Pasqua si può osare perché la morte non vincerà. La guerra contro di essa è già vinta. A noi restano le ultime battaglie, quelle della vita, da affrontare con coraggio, con puntualità e con senso di responsabilità. Il coraggio serve per essere presenti, per non arrivare tardi agli appuntamenti della vita e della storia.

“Guardate le mie mani e i miei piedi sono io".

Charles Peguy racconta la storia di un uomo che muore e sale in cielo. L’angelo della portineria gli chiede: “Mostrami le tue piaghe”. L’uomo risponde: “Le mie piaghe? Non ne ho”. L’angelo gli domanda: “Tu non hai mai trovato niente per cui valesse la pena combattere?”.

Guardiamo le nostre piaghe. Le piaghe delle nostre mani fatte di calli infranti per il continuo dono. Le piaghe sui nostri piedi che ci hanno portato ovunque. Le piaghe sulle nostre ginocchia provate dalla preghiera. Le piaghe delle spalle per il peso delle croci e quelle del cuore per l’ingratitudine dei fratelli.

Anche nella nostra vita molte cose devono morire (e noi moriremo), perché appartengono al mondo vecchio, mortalmente ferito dal peccato. Ma su questo se ne innesta uno nuovo, inaugurato da Cristo, che fa risorgere la vita e la restituisce intatta, prendendosene cura come fa una donna incinta: il realismo del cristianesimo non ha nulla a che fare con le favole. Si muore realmente e con tutte le sofferenze del caso, ma si risorge altrettanto realmente, per intervento del Padre a cui la vita è affidata

Buona S. Pasqua

don Furio