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La Missione Cattolica Italiana a Stoccolma

La presenza italiana a Stoccolma è antica per i piccoli gruppi di girovaghi in Europa come i “figurinai “ di Lucca che raggiunsero tutti i Paesi del Nord Europa a vendere le loro riproduzioni in gesso. Ma è dopo la seconda guerra mondiale che l’Italia, esuberante allora di manodopera, fornisce alla fiorente industria svedese, che non aveva subito i danni della tremenda guerra, folti gruppi di operai, in massima parte tecnici. Ed è a Västerås, nella grande periferia di Stoccolma, che viene il primo nucleo di operai italiani con l’assistenza di un sacerdote italiano nel 1947, don Pietro Tagliaferri (diocesi di Bergamo). Ma, come ovunque è poi la grande città ad attirare per i servi e le opportunità che offre.

Mentre don Tagliaferri operava a Västerås la S. Congregazione Concistoriale tramite UCEI (Ufficio Centrale per l’Emigrazione Italiana, organo operativo dei Vescovi italiani) invia nel 1949 a Stoccolma il prof. Don Piero Damiani (diocesi di Udine). Egli vi resta poco, praticamente per i necessari contatti con il Vescovo e il Vicariato Apostolico (S. Sede) e la Legazione italiana, perché il Vescovo Müller lo invia a Göteborg ove arriva il due marzo 1948 e vi svolge una intelligente ed intensa attività . Infatti ben presto, già nel gennaio 1950 viene richiamato a Stoccolma: “ vengo a voi- scrive in un suo primo saluto epistolare- emigrato tra gli emigrati…il mio programma è annunciare Cristo nella concordia e nella fraternità: sono già troppe le divisioni”. In effetti resterà a Göteborg per il l’intero 1950 e si insedierà a Stoccolma nel gennaio del 1951. In questo modo egli diviene il primo missionario italiano nella capitale svedese, curando comunque al tempo stesso, oltre ai dintorni della capitale, anche la comunità italiana di Västerås già seguita da don Piero Tagliaferri, che era stato inviato a Göteborg a succedergli.

Don Damiani anche a Stoccolma, come ed anche più che a Göteborg, svolge instancabile ed intelligente attività: visita alle famiglie, relazioni con i Superiori religiosi, proposte di revisione o di aggiornamento di strutture pastorali ( il distacco della Svezia dalla Direzione delle Missioni del Belgi; costituzione di una “Delegazione Apostolica nel Nord Europa”, Svezia-Danimarca-Norvegia-Finlandia e Islanda); bollettino di informazione “La Voce d’Italia”; incontri di formazione (anche in svedese, lingua con la quale oramai riusciva ad esprimersi); catechismo ai fanciulli (“una fatica enorme”); lezioni all’Università di Stoccolma nella Sezione italiana; assistenza ai malati; assistenza sociale….Organizza un riuscito “grande bazar” (1951), un grande concerto vocale e strumentale (1952), una itineranza della “Madonna pellegrina” con il quadro della Madonna di Pompei benedetto dal S. Padre Pio XII… Ma anche in questa sede non vi resterà a lungo perché nel 1953 chiede di rientrare in patria. Forse era un pò stanco fisicamente ed anche moralmente per le difficoltà incontrate, ma anche per le non poche delusioni. Infatti nella citata relazione del 1953 parla di “umiliazioni alle quali fui sottoposto appena arrivato da parte del clero locale, l’ultimo arrivato….” E ricorda “gelosie suscitate dall’entusiasmo dei cattolici svedesi…”, “ della diffidenza, dei sospetti e talvolta anche minacce dei comunisti italiani”, di “soste mortificanti presso la direzione delle fabbriche”…Tutte situazioni già vissute a Göteborg e in buona parte continuate a Stoccolma.

Su pressioni di Roma, S.Congregazione Concistoriale, la Provincia Patavina dei Frati Minori Conventuali destina nel 1953 due suoi Padri per la Svezia, uno per Göteborg (p. Giuseppe Visentin) e l’altro per Stoccolma (p. Giulio Masiero). Anni 38, temperamento schietto, attivo, immediato nel parlare e ei gesti, a volte quasi brutale, spesso con un sigaro in bocca, di grande resistenza al lavoro e disponibilità al dialogo e all’accoglienza, un vulcano di iniziative…Un giornalista italiano in un suo articolo su Stoccolma lo definirà “il don Camillo della Svezia”. In Stoccolma ufficialmente c’erano 460 italiani nel 1950 su 21.688 stranieri, ma nel 1960 erano già 1.258 su 31.400 stranieri. Nel 1968 p. Masiero annota di avere 1500 indirizzi ( il punto delicato e dolente è la situazione delle famiglie: nel 1956 egli nota 39 bimbi in Italia e 51 mariti forzatamente divisi per mancanza di alloggio ed inoltre la confusione tra sacerdote protestante e cattolico: 8 i battezzati da prete protestante, 40 gli sposati protestante o civilmente, 17 i conviventi su una popolazione di 1.263 italiani in Stoccolma). Il suo lavoro non si limitava alla città; raggiungeva bensì diverse località periferiche come Nacka e Gustavsberg.

Già con conoscenza buona della lingua tedesca (aveva studiato ad Innsbruck in Austria), padre Masiero si dedica con tenacia allo studio della lingua svedese. La imparerà tanto da poter scrivere per gli immigrati italiani una “Grammatica elementare della lingua svedese con letture, conversazioni e pronuncia figurata.”, Stoccolma , Hungh Howbokhandel (Libreria della Real Casa). I ed. 1962, II ed. 1965 s.i.p. Organizza un doposcuola per i figli degli italiani di Stoccolma e di Nacka (7 Km. da Stoccolma), due corsi di lingua svedese, la pubblicazione nel settembre 1955 di un mensile, “Lavoro e Fede” (tiratura 2600 copie), avendo scartato l’ipotesi di unirsi al mensile di Germania, “La Squilla”. Il suo temperamento ottimista, aperto, dialogante gli guadagna la simpatia di molti, anche svedesi, perfino tra il clero locale. Eppure dentro di sé porta una sofferenza grande, quella di notare che nonostante tutto, non si è veramente né pienamente accolti, si resta sempre ai margini. Ciò che vale anche per la sua gente. Specialmente allo scoppiare della crisi economica del 1967, quando dal 1° marzo di quell’anno viene bloccata ogni assunzione, libera o turistica. Nella sua lettera di saluto agli italiani, 11 settembre 1968, per il rientro in Italia scriveva: “ai primi di ottobre sarò a Roma per prendere possesso del mio nuovo campo di lavoro e, ad essere sinceri, mi sento onorato e orgoglioso di servire ancora la Chiesa proprio a Roma, centro della cristianità, e ad avere per Vescovo il Papa”. E confidava ad un confratello: “non pensavo mi fosse così facile lasciare la Svezia dopo 15 anni”. Il 10 febbraio 1990, dopo avere celebrato a Padova i funerali della sorella una improvvisa emorragia alle varici dello stomaco lo obbligano ad un ricovero in ospedale a Padova. Sopravvenute complicazioni ne hanno determinato la morte a 75 anni.

Il rientro di p. Masiero in Italia ha determinato il non facile problema di una successione nella MCI di Stoccolma. Nel frattempo la Scandinavia era ritornata pienamente e definitivamente unita alla Delegazione della Germania da cui era stata staccata per una autonomia organizzativa e pastorale anni addietro, ferma restando la partecipazione anche dei missionari della Scandinavia ai convegni annuali convocati dal Delegato di Germania con il suo Consiglio. Alla ricerca di una successione si impegnarono quindi sia il Delegato di Germania di allora, mons. S. Ridolfi, sia il Direttore Generale UCEI a Roma, Mons. G . Bonicelli. Dopo pochi mesi venne fuori la disponibilità di un giovane colto sacerdote italiano (trilingue: italiano, tedesco, francese) di una Congregazione Svizzera (Missionari della Sacra Famiglia, msf), p. Umberto Cerutti., che nell’autunno 1968, dopo una breve sosta in Germania, raggiunse la sede di Stoccolma.

Giovane d’età e di sacerdozio (rispettivamente 31 e 4 anni), con una formazione moderna, si mette al lavoro cercando di non rompere con nessuno, ma deciso a modernizzare non poche cose. Già Suor Rosaria, una benemerita Suora italiana, aiutante di p. Masiero, non riesce a comprendersi bene con lui e rientra in Congregazione. Alcuni membri del Consiglio di Missione vengono sostituiti. Nel dicembre 1968, sentito il Consiglio di Missione, chiude l’esperienza del settimanale “Lavoro e Fede” per il suo costo economico ed apre a vantaggiosi abbonamenti a “Il Nostro Tempo “ di Torino e nel frattempo avvia un ciclostilato “La Settimana”.

Questi ed altri cambiamenti, fatti per altro informandone il Delegato di Francoforte (Germania) hanno avuto sapore di una certa fretta che ha un po’ sconcertato parte della tradizionale comunità italiana. Il giovane missionario comunque procedeva nel suo lavoro pastorale con crescente successo e gradimento. Se non che nel bel mezzo del 1969, forse per po’ di stanchezza, forse per qualche delusione, certamente per una intervenuta indisposizione fisica, p. Cerutti decide improvvisamente di rientrare in Congregazione, senza troppi saluti e tanto meno opportuni preavvisi. E nel bel mezzo dell’estate, con l’inizio delle ferie ferragostane, lascia la sede di Stoccolma, dopo aver affisso sulla porta della Missione un avviso:”nei prossimi mesi verrà il nuovo missionario”. In una sua lunga lettera, che è anche una relazione, del giugno 1969, scrive al Direttore Generale UCEI in Roma e al Delegato nazionale a Francoforte/Meno (Germania): “La situazione è cambiata e prevedo che cambierà di molto al ritorno dalle vacanze. Ho notato un tentativo di riunificazione degli organismi italiani, un mese fa, che indica la presa di coscienza dell’importanza del momento”. E poi aggiunge: “Spetterà al mio successore riconoscere con perspicacia l’occasione offerta dal momento per creare anche qui una vera comunità di fedeli. Le annuncio infatti con la presente la mia partenza prossima da Stoccolma per i primi di agosto”. “A Lei spetterà- conclude- il compito difficile di trovare l’uomo giusto per Stoccolma”.

Fortunatamente la vacanza fu breve perché il missionario italiano di Muehlacker (Germania), don Eraldo Carpanese (diocesi di Bobbio) accettò la proposta di spostarsi a Stoccolma, sede che raggiunse nel 1970. La sua formazione sacerdotale era maturata in Seminario, ma poi si era evoluta con la spiritualità del “Movimento dei Focolari”, tra l’altro presente a Stoccolma come ramo femminile. Egli ha quindi progressivamente impostato la pastorale italiana nella MCI di Stoccolma in modo radicalmente nuovo, aiutato nel primo anno da un Confratello, pure focolarino, don Pierino Rogliardi (Torino). Essi lavorarono per creare specialmente per i giovani un ambiente aperto, familiare, molto fondato sull’amicizia, sviluppata anche nelle convivenze e nell’attenzione al servizio verso i fratelli, vicini e lontani. Don Eraldo nei suoi 18 anni di permanenza in Stoccolma ha effettivamente creato negli italiani un senso di vicendevole appartenenza come comunità e la ricerca di una presenza continua nella Chiesa locale.

Il Gruppo giovanile che si era formato si articolava in cinque sotto gruppi specifici: gruppo giovani (30 persone) per approfondire la fede; gruppo coro e bambini (25 giovanissimi) per vivacizzare le feste, le Messe, gli incontri; gruppi sportivi ( due squadre di “azzurri” con ca. 50 partecipanti); gruppo culturale (genitori e insegnanti) per seguire i fanciulli con corsi di lingua, di ripetizione ed altro. Il Vescovo di Stoccolma S. E. Mons. Brandenburg nel 1968 lo fece nominare “monsignore”. Ritenendo di avere ultimato il proprio impegno a Stoccolma don Eraldo rientra nel 1968 nella sua diocesi di Bobbio assumendovi un impegno parrocchiale. “Egli, –scrive nel novembre 1969 il Delegato nazionale Mons. L. Petris - ha creato e lasciato una vivace comunità che però non è in grado a lungo di durare senza un sacerdote”. Recentemente, richiesto di una sua testimonianza sulla sua attività pastorale a Stoccolma, don Eraldo ha rilasciato diverse cartelle con diversi aspetti della comunità italiana: la statistica e la storia unitamente a quella della diocesi di Stoccolma; il metodo degli incontri domenicali raccontati da un giornalista svedese; la spiritualità che sosteneva il tutto (raccontata più con fatti che con riflessioni). Da questo ultimo capitoletto (“ Diventare insieme Gesù”) riporto la conclusione: “desideriamo terminare con le parole dello scienziato Piero Pasolini che in un incontro a Roma diceva più o meno così: se vogliamo continuare ad esistere, dobbiamo diventare insieme Gesù. Diventare questa realtà in cui, pur rimanendo noi stessi, non siamo più noi, ma questa nuova realtà che si chiama Gesù. Come l’idrogeno e l’ossigeno pur rimanendo se stessi, diventano acqua. Questo è il principio fondamentale dell’evoluzione”.

E purtroppo la comunità è rimasta due anni senza sacerdote. Finchè nel gennaio 1990 le si offre una nuova opportunità con la venuta di don Efrem Gobbo (diocesi di Vicenza). Il quale inizia con zelo e successo la sua attività. Ma poi si ammala ed è costretto a rientrare in diocesi nel 1992. Per fortuna dopo sei mesi un sacerdote bergamasco, don Luciano Epis, si dichiara disponibile per quella MCI. E raggiunge Stoccolma nel 1993. Dopo alcune iniziali difficoltà egli svolge un’attività instancabile e intelligente con grande soddisfazione di tutti, sia delle Autorità religiose locali ( “è stato uno stimato ed amato sacerdote”) sia di quelle italiane ( l’Ambasciatore Quaroni lo ha elogiato “per la sua dedizione, la linearità della guida e l’impegno per l’assistenza alla Comunità italiana in Stoccolma, nonché per la sua cordialità e il positivo rapporto con le Autorità”). Dopo 18 anni nell’ottobre 2001 rientra in diocesi. Non era facile trovare un successore,anche perché le diocesi italiane cominciavano ad avere scarsità di clero per le proprie necessità. E così è venuta opportuna la disponibilità di un sacerdote polacco che conosceva la lingua italiana, don Josef Kròl. Egli opera dal 2002 al 2007.

Gli italiani sono attualmente ca, quattromila. Una comunità comunque non formata più solamente né principalmente da operai, bensì ed in continuo aumento da studenti, diplomati (ingegneri, medici…) che di per sé chiedevano una specifica assistenza italiana. Sia il Vescovo Mons. Arborelius sia il Delegato nazionale p. Parolin Gaetano cs, ne erano convinti, ma, come detto, non si trovavano più sacerdoti italiani allo scopo.

Nel settembre del 2007 viene nominato il vice parroco della Cattedrale di St. Enrico, Don Wojciech Waligorski, sacerdote incardinato nella Diocesi di Stoccolma ed originario della Polonia. Egli seppe presto farsi apprezzare dalla comunità italiana ed operò come missionario dal 2007 al 2010.

Attualmente opera in Stoccolma Mons. Furio Cesare, un italiano di Albavilla (Como) trasferitosi a Malmoe (Svezia) con la famiglia in età di 11 anni. Qui ha ricevuto la sua educazione scolastica e in Italia la sua formazione teologica. Incardinato nella diocesi di Stoccolma, gode della fiducia del suo Vescovo e del consenso della comunità italiana.