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IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

  • On 31 januari, 2021

LETTURE: Dt 18,15-20; Sal 94; 1 Cor 7,32-35; Mc 1,21-28

Se c’è un tempo – ma è sempre stato così – in cui c’è bisogno di profeti, è questo. Ossia di uomini e donne che dialoghino con chiarezza, e direi con il coraggio che viene dal sapere che quello che affermano non è una loro opinione, che può essere discutibile, ma la verità che viene solo da Dio. Assistiamo tutti i giorni ad una mentalità che cerca di imporsi come verità della vita, direi ancora meglio “bene” della vita, e non accetta di essere contrastata. Vuole via libera ad ogni costo. Provate a parlare male di certe mode che gettano alle ortiche non solo la virtù ma la stessa decenza e vi sentirete aggrediti come non adatti al nostro tempo “che cambia”. Provate a dire male della corsa al benessere, che a volte calpesta la legalità fino a sconfinare nella criminalità, e vi sentirete dire che non conosciamo le vie del benessere.

Ci troviamo di fronte a fatti che scuotono la coscienza e, giustamente, gettano pericolose nubi sul futuro, come i comportamenti da criminali di bande formate da adolescenti, e non abbiamo altro che la esecrazione… ma se osiamo dire che quello che è urgente è una sana, cristiana pedagogia, fin dalla nascita, si rischia di essere derisi.

Tocchiamo con mano come anche da noi lentamente si cerca di mettere in un angolo la fede e la santità per dare spazio ad altri “dèi”, che generano quei mali che suscitano orrore, riducono gli spazi della speranza e della gioia, e quasi a volte fanno dimenticare l’amore non solo di Dio, ma degli uomini. Come è ai nostri giorni. Quando la Chiesa, come suo dovere, ha alzato la voce richiamando al rispetto della vita di tutti, a cominciare dal concepimento, tanti si sono scandalizzati come se avesse invaso terreni di politica, ignorando che la politica è al servizio della persona umana, della sua vita, dei suoi diritti, e non “padrona” dell’uomo, fino a erigersi come creatori della vita e non creature di Dio. E’ stato molto bello ciò che il Santo Padre ultimamente disse a proposito dell’embrione, ossia di questa vita che inizia il suo cammino verso l’esistenza nel seno della famiglia: “l’occhio di Dio si posa sorridente e gioioso subito sull’embrione’, come lì avesse inizio la Sua Creazione ossia la storia del suo amore.

E’ veramente tempo oggi di profeti e di testimoni. La profezia altro non è che la Parola di Dio messa sulle labbra della Chiesa e dei cristiani: a cominciare dai genitori nella educazione dei figli, a tutti noi. Ci sono poi circostanze in cui Dio fa udire la sua voce a noi che rischiamo di perderci, suscita alcuni che vanno decisamente contro corrente e sono come un efficace schiaffo a noi che a volte diventiamo ciechi e seguiamo le vie del mondo o ci rassegniamo al male senza opporci, per paura. Ma la forza della profezia è il coraggio che Dio sicuramente dà, come è nella storia dei profeti.

“Così dice Dio a Mosé: “Io susciterò un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire” (Dt 18,15-20). Toccò anche a Gesù, Figlio di Dio, il Verbo fatto carne, ossia la sola Parola che contiene tutto l’amore ed il bene per ciascuno di noi, conoscere la sorte dei profeti: quella di “dare fastidio e di sentirsi indesiderato”… tante volte non capito. Basterebbe il fatto dell’annuncio dell’incredibile dono della Eucarestia. Un discorso che tutti dovremmo sapere a memoria per la sua bellezza e perché davvero è il perno della nostra santità. “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna. Fate questo in memoria di Me”. Non solo non venne capito, ma fu lasciato solo, al punto che, disgustato forse, disse ai suoi discepoli: “Volete, andarvene anche voi?” Fu Pietro che a nome di tutti rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna”. La risposta di Pietro è di grande attualità. Da chi davvero andremo, oggi, di fronte a tanti discorsi devianti che ci assediano; a volte mettendo in crisi la nostra stessa identità di cristiani? “Da chi andremo?”

 Il vangelo di oggi ci mostra Gesù che nella sinagoga di Cafarnao insegna. “Ed erano tutti stupiti del suo insegnamento perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. E subito ha la contestazione da un uomo posseduto da uno spirito immondo che gli urla: “Che c’entri con noi Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei”. E Gesù di rimando: “Taci! Esci da questo uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. (Mc 1,21-28).

Quante volte sentiamo, impropriamente usata, questa parola, noi sacerdoti o cristiani, nelle stesse famiglie: “Taci!”. Che rispetto c’è alla persona, comunque la pensi, intimandogli “taci”? La si può e la si deve dire questa parola, come Gesù, quando si vuole chiudere la bocca al male. Lì ci vuole il profeta.

Non resta che pregare che Dio ci renda tutti profeti, se davvero desideriamo una società ed un futuro a misura di civiltà di amore. Profeti coraggiosi come fu il grande S. Giovanni Paolo II. Come furono in altri campi Gandhi, Martin Luther King.

Profeti capaci di togliere la maschera a chi vuole essere la nostra coscienza, per ridonare la bellezza del volto che Dio ci ha donato nella santità.

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