1 FEBBRAIO 2026 – IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
- On 1 februari, 2026
Il discorso della montagna è davvero rivoluzionario, se lo si confronta con la mentalità diffusa in Occidente. Di fronte al culto della prosperità materiale, del potere e del benessere ad ogni costo, qui sentiamo dichiarati beati i poveri, coloro che piangono, i miti e misericordiosi, quelli che sono perseguitati. Gesù denuncia l’ambiguità e l’illusoria consistenza della rappresentazione della felicità propagata da una società consumistica quale è la nostra, riconosciamci allora poveri e deboli di fronte a Dio, con tutto ciò che ne consegue per il nostro buon agire da credenti.
Il Vangelo di oggi ci porta su un monte. Gesù sale, si siede, apre la bocca nsegna. È un gesto solenne: come un nuovo Mosè, ma con una differenza ecisiva. esù non consegna una legge fatta di comandi; annuncia una promessa fatta di eatitudini.
Otto volte risuona quella parola: beati. Non significa semplicemente “contenti” o “fortunati”. Nella Bibbia indica una felicità profonda, stabile, che nasce dal sapere di essere nel cuore di Dio. Ed è qui che restiamo spiazzati: perché Gesù chiama beati proprio coloro che il mondo non considera tali.
Beati i poveri in spirito, non perché la povertà sia bella, ma perché chi non si appoggia su se stesso lascia spazio a Dio. Beati gli afflitti, non perché il dolore sia voluto da Dio, ma perché in quel dolore Dio non abbandona, anzi si fa più vicino. Beati i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace: persone che spesso non fanno notizia, che non vincono secondo i criteri del mondo, ma che costruiscono il Regno giorno dopo giorno.
Le beatitudini non sono un elenco di ideali irraggiungibili per pochi “eroi della fede”. Sono il ritratto di Gesù stesso. In Lui vediamo il povero in spirito che si affida al Padre, il mite che non risponde alla violenza con la violenza, il misericordioso che si ferma davanti a ogni ferita. Seguendo le beatitudini, non facciamo altro che imparare a vivere come Lui.
C’è però una beatitudine che ci tocca da vicino e forse ci inquieta di più: “Beati voi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno per causa mia”. Gesù non nasconde che il Vangelo ha un prezzo. Ma aggiunge: “Rallegratevi ed esultate”. Non perché la sofferenza sia buona, ma perché nulla di ciò che è vissuto per amore va perduto agli occhi di Dio.
All’inizio della liturgia abbiamo ascoltato il profeta Sofonia: “Cercate il Signore, voi tutti umili della terra”. Le beatitudini sono proprio questo: una strada umile, concreta, possibile. Non ci chiedono di essere perfetti, ma di essere veri; non di salire in alto, ma di scendere in profondità.
Chiediamo oggi al Signore una grazia semplice e grande: lasciarci convertire dallo sguardo di Gesù, imparare a riconoscere come “beata” una vita donata, una vita che ama, una vita che si fida. È questa la felicità che non passa, la felicità del Regno che già comincia, qui e ora.
