18 GENNAIO 2026 – II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
- On 18 januari, 2026
Oggi, II domenica del Tempo Ordinario celebriamo la Festa di S:t Erik, patrono e la Dedicazione della Chiesa Cattedrale, la liturgia è prpria con le Lettura e le orazioni.
oggi è davvero una giornata di famiglia per la nostra comunità. Ci stringiamo con affetto attorno al nostro Sergio per ringraziare il Signore dei suoi 90 anni di vita, tanti dei quali vissuti servendo all’altare, con semplicità, costanza e amore.
Il suo servizio non è stato fatto di parole, ma di presenza fedele: gesti ripetuti, attenzioni nascoste, una dedizione che ha accompagnato la preghiera di tutti noi. In questo modo l’altare è diventato per lui una seconda casa e la comunità una vera famiglia.
Oggi diciamo grazie a Dio per lui e, insieme, grazie a Sergio, perché il suo esempio continua a insegnarci che servire il Signore è una forma concreta di amore.
La S. Messa odierna è offerta per Sergio e per le sue intenzioni
«Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29).
Queste parole, che ascoltiamo oggi nel Vangelo di Giovanni, non sono soltanto una presentazione di Gesù: sono una professione di fede e insieme una missione. Giovanni Battista indica Gesù, lo mostra, lo consegna allo sguardo degli altri. Da questo gesto nasce la fede dei discepoli.
La liturgia di oggi ci invita a fermarci su un verbo semplice ma decisivo: indicare. Giovanni non trattiene per sé, non si mette al centro, non costruisce un seguito personale. La sua gioia è dire: “Ecco”.
È il compito di ogni credente e di ogni comunità cristiana: indicare Cristo, non sé stessi.
Nel Vangelo, Gesù è chiamato Agnello di Dio. È un titolo che racchiude tutta la sua vita: l’Agnello è mite, non violento, donato. Non toglie il peccato del mondo con la forza, ma con l’amore; non accusando, ma caricando su di sé il peso dell’umanità. Questo ci dice che la salvezza non passa dal dominio, ma dalla consegna fiduciosa di sé.
La prima lettura, dal profeta Isaia, ci ricorda che la missione del Servo di Dio non è ristretta a pochi: “Ti renderò luce delle nazioni”. Dio pensa in grande. Il suo sguardo abbraccia tutti, soprattutto chi si sente lontano, inutile, fallito. E questo vale anche per noi: non siamo chiamati a una fede ripiegata, intimista, ma a una fede che illumina, che raggiunge, che apre strade.
San Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda chi siamo: “santificati in Cristo Gesù, chiamati a essere santi”. La santità non è per pochi eroi spirituali; è la vocazione ordinaria di chi vive il Vangelo nella quotidianità: nelle relazioni, nel lavoro, nella pazienza, nel perdono. È lì che l’Agnello continua a togliere il peccato del mondo, attraverso la nostra vita donata.
Carissimi, all’inizio del Tempo Ordinario la Chiesa ci chiede una domanda semplice ma esigente: chi stiamo indicando con la nostra vita?
Indichiamo il Signore con la nostra mitezza? Con la nostra capacità di non giudicare subito? Con la nostra disponibilità a servire? Oppure rischiamo di indicare solo noi stessi, le nostre idee, le nostre lamentele?
Chiediamo oggi la grazia di Giovanni Battista: occhi capaci di riconoscere Gesù e mani capaci di indicarlo agli altri, senza paura e senza protagonismi.
E ogni volta che, nella Messa, ascoltiamo: “Ecco l’Agnello di Dio”, ricordiamo che non è solo una formula liturgica: è l’annuncio che salva, è il centro della nostra fede, è Colui che ancora oggi prende su di sé la nostra vita per restituircela piena.
Amen.
