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EPIFANIA DEL SIGNORE

  • On 6 januari, 2021

LETTURE: Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-3a.5-6; Mt 2,1-12

“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti per adorarlo”.

Sulla scia dei Magi ripercorriamo l’itinerario dell’uomo che cerca sinceramente Dio. Troveremo alla fine che Dio ci ha preceduti e ci aspetta in una casa perché anche noi lo abbiamo ad adorare. Epifania significa appunto “manifestazione di Dio”. Quel Dio invisibile che l’uomo cerca da sempre s’è reso visibile in quel Bambino che i Magi vengono a Betlemme ad adorare.

Una stella appare ai Magi. Forse erano degli astronomi, scrutatori della bellezza del creato in cui primariamente si squaderna la grandezza di Dio creatore. Dalle cose visibili l’uomo è rapito alle cose invisibili: “Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore” (Sap 13,5). Scrive San Paolo: “Ciò che di Dio si può conoscere, lui stesso lo ha manifestato; le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalle creature del mondo attraverso le opere da lui compiute” (Rm 1,19-20). In fondo è da questa radice che si nutre il senso religioso di ogni uomo e sono nate tutte le grandi religioni storiche. Ma più probabilmente questi Magi conoscevano la tradizione biblica, lì dove si parla che “una stella spunterà da Giacobbe e uno scettro sorgerà da Israele” (Nm 24,17). Vi è stato tra il popolo di Dio una lunga preparazione e attesa del Messia, che sarebbe nato a Betlemme – come attestano le

Scritture e ben sanno i capi dei sacerdoti. E’ la Bibbia allora a precisare la ricerca dell’uomo e a indirizzarne l’incontro al punto giusto, all’evento storico della Incarnazione. Il Cristianesimo porta l’uomo là dove Dio gli è venuto incontro, dove il cielo si è chinato sulla terra, dove in sostanza “il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi”. E’ un fatto storico, un punto geografico preciso l’incrocio tra le strade dell’uomo e quelle di Dio.

A Gerusalemme i Magi trovano l’indifferenza della città e il sarcasmo di Erode. Non è facile il cammino della ricerca di Dio, ieri come oggi. Una cultura, la nostra, che per lo meno è indifferente, quando non ostile e stoltamente supponente nei confronti del fatto religioso; e in particolare nei confronti del Cristianesimo e della Chiesa. Ma in alternativa cosa sa offrire? Magia, sette, e – oggi – le stupidaggini pagane della befana! Pura irrazionalità e generico sentimentalismo come è nella forma vagamente religiosa chiamata New Age. Quanto è penoso vedere gente che lascia la sicurezza documentata di Cristo per volgersi alle più sciocche favole ammannite dalla televisione!

E i Magi “entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono”. Riconoscono in quel bambino il Dio fatto uomo. “Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”. Commenta Sant’Ambrogio: “L’oro spetta al re, l’incenso a Dio, la mirra al defunto”. Cioè riconoscono in quel Bambino il Messia, re discendente di Davide; il Dio fatto carne; il Figlio di Dio che muore per noi. Il mistero sconvolgente del Natale è appunto quello di un Dio venuto tra noi, prima nella storia col nascere a Betlemme, e poi nella vita di ognuno, oggi, nella Chiesa e nel sacramento, fino a farsi pane, nostro nutrimento! Un Dio con noi e per noi!

Anzi, per tutti. Oggi, nella seconda lettura, San Paolo si mostra orgoglioso di essere annunciatore di un mistero tenuto nascosto per secoli e ora finalmente svelato, un progetto cioè di Dio per il quale “i Gentili sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa, per mezzo del vangelo”. Si sono cioè spalancate le porte: quel che all’inizio era dono ad Israele – l’alleanza e la comunione con Dio – ora è offerto a tutti. I Magi ne sono come la primizia e il simbolo. Isaia aveva sognato i tempi in cui Gerusalemme sarebbe diventata il centro d’incontro di tutti i popoli col Signore: “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del suo sorgere. Tutti costoro si sono radunati, vengono a te.. proclamando le glorie del Signore”. E’ scritto: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1Tim 2,4).

I modi di questa chiamata per ogni uomo sono sorprendenti e propri. Per i Magi fu il discreto tremolare di una stella; per ognuno di noi Dio pone dei segni e fa seguire itinerari personali. A noi chiede di essere attenti, incominciando a consentire con la rettitudine e la fedeltà della coscienza, prima voce di Dio e prima forma della sua chiamata. Divenire seri di fronte alla vita e porsi l’interrogazione sul significato e il fine della propria esistenza è condizione indispensabile per incrociare le risposte di Dio. Senza precludersi lo studio di ciò che oggettivamente Dio ha posto per incontrarci; lo studio quindi, sincero, della Bibbia.

Termina oggi il ciclo dell’Incarnazione. Un Dio che si rivela per comunicarsi. Un Dio che ama la nostra carne per contagiarla della sua divinità: è mistero decisivo per la sorte dell’uomo e della sua storia. L’immagine che meglio ne coglie il senso è quella dello sposalizio. Un antico canto orientale – caduto come canto alla comunione entro la Liturgia Ambrosiana di oggi – così si esprime: “Oggi la Chiesa si unisce al celeste suo sposo che laverà i suoi peccati nell’acqua del Giordano. Coi loro doni accorrono i Magi alle nozze del Figlio del Re, e il convito si allieta di un vino mirabile”.

Mirabili nozze abbiamo celebrato con Dio in questo Natale; siamone degni e fedeli!

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