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II DOMENICA AVVENTO – ANNO C

  • On 8 december, 2024

«Ogni istante», dice un adagio, «è un secolo per chi attende» e lo è quando ad aspettare siamo noi, creature fatte di tempo e impastate di speranza… e ciò che aspettiamo è il compiersi delle promesse di Dio per noi. L’attesa, la lunga attesa di un popolo viene spezzata dalle parole di Giovanni, e per tutti, oggi esattamente come ieri, risuona un annuncio che sa di pienezza, di un’attesa finalmente compiuta. Possiamo diventare testimoni di un Dio che continua a darsi a noi, plasmando i nostri sentimenti, le nostre scelte, le nostre parole, la direzione della nostra vita.

La S. Messa odierna è offerta per il defunto Giovanni de Caro.

 

 

 

Homilia

Alla fine degli anni 70 era uscito il romanzo dell’australiana Colleen McCullough dal titolo “Uccelli di rovo” dal quale venne realizzata anche una serie televisiva omonima di grande successo. Si raccontava di Meggie, una giovane donna sposata, che si era perdutamente innamorata di padre Ralph, un sacerdote amico di famiglia. Dalla loro relazione segreta era nato un figlio, Dane, ma Meggie nascose la paternità a Ralph il quale pensava che il figlio fosse del marito di lei. Dopo vari anni Dane ormai cresciuto (nel frattempo era diventato prete anche lui), morì annegato nel tentativo di salvare due ragazze. Fu allora che Meggie al cimitero, dopo il funerale, rivelò al padre che il figlio era suo. Ralph disperato per non aver saputo di avere avuto un figlio e straziato per la sua morte tragica rimproverò la donna per avergli nascosto la verità. Al che la donna distrutta dal dolore e estremamente delusa da lui gli rispose: “come potevi pensare che dopo essere stata con te avrei potuto unirmi ancora a un altro uomo?”.

 

Molte volte mi sono chiesto: perché Maria, sposa di Giuseppe, dopo aver concepito e dato alla luce il figlio Gesù non si è più unita ad un uomo, ma è rimasta sempre vergine?

Penso perché dopo essere stata scelta e amata così intensamente da Dio, sapeva perfettamente che non c’era nessun altro al mondo che le avrebbe potuto dare tanto.

Proprio come Meggie che si è lasciata riempire da una amore unico e totalizzante che la segna per sempre, così Maria, amata da Dio in modo unico e irripetibile, sceglie di rimanere tutta per Lui. E ha vissuto la vita intera piena di questo amore unico. Immacolata non vuol dire tanto non essere toccati da nessuna macchia e neppure rinunciare ad amare. Maria infatti ha vissuto di “rendita affettiva”, cioè di quella sovrabbondanza d’amore ricevuto da Dio, che le ha riempito il cuore per tutta la vita, senza mai sentirne il vuoto. Non le bastò una vita intera per “smaltire” un amore così immenso che l’aveva colmata per sempre: “come potevi pensare che dopo essere stata con te avrei potuto unirmi ancora a un altro uomo?”.

Festeggiare Maria Immacolata non è festeggiare la mancanza di macchie, ma festeggiare la presenza dell’amore. Se qualcuno non si è mai macchiato di alcuna colpa nella sua vita (cosa improbabile) però nello stesso tempo non ha mai amato veramente nessuno, a cosa gli serve tutta la sua “immacolatezza”? Sarebbe come avere una bella macchina sportiva che non abbiamo mai tolto dal garage per paura di macchiarla, consumarla, ammaccarla. Certo la macchina in garage è al sicuro e non si macchierà, ma non per questo è stata costruita.

Gesù alla donna peccatrice perdonò tutti i peccati, tutte le macchie, perché aveva molto amato. Maria è salita al cielo e siede accanto al Figlio nella gloria non tanto perché non si è macchiata di nessuna “macula”, ma perché ha amato molto, perché ha risposto con amore alla chiamata di Dio e ha amato e ha insegnato a suo figlio Gesù ad amare come lei, come Dio.

 

In conclusione. La leggenda alla quale si ispira “Uccelli di rovo“, è quella di un uccello che, fin dalla nascita, cerca disperatamente un albero con una spina perfetta. Quando lo trova, si lancia contro la spina e canta un’unica, sublime melodia, sacrificando la sua vita per quell’istante di bellezza infinita. È un’immagine che richiama il senso profondo dell’amore: un sacrificio totale, che non trattiene nulla per sé.

Questa leggenda richiama anche la leggenda del pettirosso, che avrebbe cercato di togliere una spina dalla fronte di Cristo sulla croce. Nel farlo, si ferì il petto e macchiò le sue piume di sangue, diventando per sempre il simbolo di un amore compassionevole e altruistico. Entrambe queste immagini ci insegnano che l’amore autentico non ha paura del dolore, del sacrificio, e spesso trova la sua perfezione proprio nel dono totale di sé. Anche Maria, Immacolata, ha cantato la sua sublime melodia, il suo canto d’amore per Dio che è il Magnificat e ha donato totalmente la sua vita.

E noi? Anche noi siamo chiamati a cantare la nostra melodia sublime, a vivere per ciò che conta davvero. Alla fine, nel giudizio finale, Dio non ci chiederà quante macchie abbiamo evitato, ma quanto abbiamo amato.

Come l’uccello di rovo e il pettirosso, saremo giudicati non per la mancanza di macchie nella nostra vita, ma per la presenza del nostro amore. Certo, è più sicuro vivere senza amare, come la macchina sportiva lasciata in garage senza rischi e senza macchie.

Ma la vita non è fatta per essere conservata, (“chi conserverà la vita per sé, la perderà”), ma è fatta per essere vissuta, con coraggio e passione, anche al costo di qualche errore. È meglio consumarsi per amore che rimanere intatti, ma aridi. Perché, alla fine, è l’amore che ci rende immacolati davanti a Dio, come il canto sublime di quell’uccello o il petto rosso del pettirosso, che trovano la loro bellezza proprio nel dono totale di sé.

 

 

 

 

 

 

 

 

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