II DOMENICA DOPO NATALE
- On 29 januari, 2025
Nella mia mente è ancora vivo il ricordo di quando quasi 58 anni fa mi sono trasferito con la mia famiglia nella nuova casa a Malmö, in Svezia. Avevo circa 12 anni e frequentavo la prima media al mio paese nativo.
E’ un ricordo più forte nel cuore che nella mente. Ricordo le emozioni più che i fatti.
In tutti gli anni da prete ho cambiato diverse case e sono stato ospite in moltissimi posti diversi, ma quando penso a qual è la mia casa, quella dove ho i ricordi e i legami più forti, è ancora quella di allora.
La propria casa non è solo un tetto e quattro pareti per ripararsi e stare qualche tempo. La propria casa è il luogo che nel corso del tempo amiamo sempre ritornare, e che conserva come in uno scrigno i sentimenti più profondi.
Anche ora che per il ministero sono stato chiamato ad abitare in case diverse, sento forte l’esigenza di ambientarmi nella casa ove ora mi trovo, facendo di tutto per sentirla casa mia. Come ho detto sopra, non mi basta avere un tetto sopra la testa, ho bisogno di sentirmi a casa, anche se nulla potrà mai sostituire la mia casa materna.
Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Dio ha scelto l’umanità come casa dove abitare. Non un albergo per starci qualche giorno in fretta e in modo anonimo.
L’umanità è una casa per Dio, la casa dove si riconosce e dove torna in continuazione per sentirci in pace.
Penso che per Gesù la mia vita è come per me è la mia casa di Albavilla.
Nel momento che sono entrato nella vita, Gesù, il Verbo di Dio, si è fatto carne ed è venuto ad abitare in me.
Non sono un albergo per Gesù. Non sono uno dei tanti motel anonimi lungo la strada della storia.
Il Vangelo mostra anche il rischio della non-accoglienza. Mi mette in guardia sul pericolo quotidiano di trattare Gesù come ospite di qualche ora ed estraneo, proprio come in una stanza di albergo.
Ma l’accento rimane su questa scelta di Dio di abitare e di non perdere la propria casa in me e in ogni uomo e donna dell’umanità.
