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XI DEL TEMPO ORDINARIO – S. CRESIME

  • On 13 juni, 2021

E’ stato una gesto importante vissuto poco fa, aver presentato questi nostri amici, che non era un solo un elencare nomi, ma che soprattutto esprime qualcosa che riguarda tutta la nostra fede.

Esatto, la nostra fede! Ma che cos’è la nostra fede? La nostra fede è la risposta ad una chiamata. Voi sapete che tutta la storia di Dio, la storia della nostra famiglia, la Chiesa,  comincia da molto lontano, comincia con un uomo, Abramo! Vi ricordate che Abramo un giorno riceve la chiamata, ascolta qualcuno che lo chiama per nome: Abramo! Abramo! E lui disse: Eccomi, sono qui, ti ascolto! Accolgo quello che tu mi dici!

Era il segno, un inizio di tutto un popolo, noi siamo un popolo di chiamati, non è che veniamo per conto nostro, non è che abbiamo un ispirazione che ci porta qui, noi veniamo perchè rispondiamo ad una chiamata, è Dio che ci chiama, e ci chiama a celebrare i divini misteri, ci chiama a celebrare il cuore della nostra fede, la Risurrezzione, ci chiama per poterci disporre anche a ricevere i suoi grandi doni; noi siamo ripeto, coloro che accolgono la chiamata e che dicono: Eccomi, ci sono, non mi tiro indietro, non mi nascondo, non me ne vado per altre strade. E sapete, tutta la storia della Chiesa, è proprio fatta di tanti “Eccomi”.

Anche noi sacerdoti quando siamo diventati sacerdoti, siamo stati chiamati con il nostro nome e abbiamo detto: “Eccomi”! Eccomi, sono al servizio dei tuoi sogni, dei tuoi desideri, idee, della tua volontà, che cosa mi proponi, Signore?

“Eccomi”, quindi è una parola importante, dovrebbe quasi essere una sigla di una vita, di coloro che sanno ogni giorno rispondere a Dio: “Eccomi”!

Vedete, noi abbiamo perduto un pò le tracce di questo gesto, perchè anche nella vita di un uomo e di una donna c’è un momento in cui si dicono: “Eccomi”, io ci sono, sono qui! Accanto a te e voglio condividere la mia vita, e lo dicono una sola volta?

Io credo, il dramma è quando uno non lo sa ripetere giorno dopo giorno questo eccomi, anche quando due persone si amano, quando sospendono, quando si dimenticano, o quando mettono in ombra, sospendono questa espressione: Eccomi, ci sono io per te, qui! Ma una madre ed un padre lo diranno anche ai figli: Eccomi, io sono qui! Perchè anche i nostri figli hanno bisogno di sentirsi rassicurati, hanno bisogno di sentirsi dire Eccomi!

Anche noi, è importante dire questo eccomi, davanti a Dio, si può dire che ogni giorno noi dovremmo nel nostro cuore, senza che ci sia qualcuno a chiamarmi, dovremmo sentire quella voce di Dio che non è poi così silenziosa, la si può sentire, però ci vuole che ci siano delle orecchie, le orecchie del cuore, che ascoltino, che si aprano. E’ molto bello, perchè anche leggendo il Vangelo che abbiamo appena ascoltato, possiamo trarre insegnamento su questo momento che stiamo vivendo.

Ci parla Gesù! Gesù diceva alla folla, abbiamo ascoltato, e parlava del Regno di Dio, ma cos’è questo Regno di Dio? Molti equivocavano, dicevano, ma qui abbiamo solo il dominio, il potere dell’imperatore romano, e ora questo ci parla del Regno di Dio? Bene! Meno male! E subito volevano che tutto questo si realizzasse. Annunciarlo e realizzarlo! Sì ma non sul momento! E Gesù cerca allora di spiegare cos’è questo Regno, e cerca anche di far capire quali sono i momenti dello sviluppo di questo Regno. E Gesù dice allora: Il Regno di Dio è…. vedete come Gesù non fa dei grandi discorsi, la sua catechesi, i suoi annunci, quando

parla alla gente, alle folle, lo fa con un dizionario particolare, è il dizionario della vita, quella di ogni giorno. La vita ci mette.. noi usciamo fuori e vediamo tante cose, e allora Gesù vedeva un pastore con le sue pecore…ecco! Io sono come quel pastore e ho tante pecore, alcune le ho lì, che sono al sicuro, ma qualcuna si perde, e allora io lascio quelle e vado di là, ed io sono davanti a loro, ed io le custodisco, io le difendo; vedeva un contadino che stava seminando, oggi magari non si semina così, ma con altri sistemi più aggiornati, allora uno spergeva il seme sulla terra, ecco mio Padre cosa fà, ecco, il Regno di Dio è mio Padre che semina, che semina sulla terra, la terra che è ognuno di noi, la terra che è la nostra storia; e voi sapete bene che quando si semina ci può essere un terreno  che è ben disposto, che è stato preparato, rivoltato, ma a volte il seme va a finire dietro le spine, fra i rovi, fra i sassi. Vedete, Marco ci parla in questa pagine del seme, il seme che è la cosa più piccola. Però il seme è solo l’inizio, non lo vedi da come è piccolo ma nel giro di tre anni diventa qualcosa di enorme che può addirittura ospitare anche gli uccelli. Allora che cosa ci vuol dire Gesù?

Che la storia è fatta, che è come una semina costante. Noi veniamo seminati, noi siamo il terreno, e noi siamo anche i seminatori. E a volte Dio semina nel nostro cuore, anche in voi! E chi sono i seminatori? Per voi chi sono stati i seminatori? Beh! In questi anni di preparazione sono stati i vostri catechisti, penso ultimamente a Guido e a Giovanni, che hanno cercato di seminare qualcosa dentro di voi, nel vostro cuore.

Ma guardate, noi siamo un seme, e se quel cuore non accoglie, è un cuore duro, rigido, che espelle il seme, e pertanto non produciamo nulla, allora non siamo in grado di maturare, e quindi neppure consegnare questo frutto. Consegnare si! Un verbo che viene usato quando Gesù consegna se stesso, non un frutto ma la sua vita, “questo sono io che mi consegno a te” e te lo dirà fra poco, fra poco lui vi dirà: Io consegno a voi il dono del mio Spirito, questo è consegnare!

A voi oggi cosa significa? Che tu sei terreno, che devi dare frutto ed il tuo frutto che consegni è la tua testimonianza! Manifestare ciò che voi siete! Purtroppo molti di noi qui presenti non vi manifestiamo ciò che siamo o quello che dovremmo essere. E allora, anche nei nostri ambienti, si vedono manifestazioni, testimonianze di fede? Ma quali sono le testimonianze di fede? Uno che va sempre in giro con le mani giunte? Che comincia a cantare? Che comincia a dire preghiere? NO! Uno che vive onestamente, che vive del rispetto dell’altro, chiaro? Ci sono atteggiamenti che sono le nostre capacità di relazione, che assomigliano alle relazioni di Dio. Dio come si manifesta con te? Come si rivela verso te? Come amore? Come pazienza? Come coraggio? Come forza? Tutte manifestazioni, doni e lo sentiremo fra poco, dello Spirito Santo.

Vogliamo allora pregare il Signore perchè tutto ciò cresca in voi e portifrutto, anche piccoli frutti, ed i frutti voi li dovete far vedere dove vivete, non sulla luna, non in chiesa, li dovete far vedere fuori. Sapete all’inizio i cristiani erano molto pochi, il mondo era più o medno pagano, ma i pagani rimasero sorpresi nel vedere i cristiani, da dire addirittura: “ma guarda un pò questi qui, che bello, e tutti si facevano cristiani”! Oggi invece ci guardano e se ne vanno. La nostra non è una testimonianza bella, ma a motivo della Parola di Dio? A motivo di Gesù? NO! A motivo nostro! A motivo che non c’è testimonianza, oppure che è una testimonianza non bella, non buona.

Chiediamo al Signore che ci aiuti ad essere buoni testimoni della sua Parola e del suo Amore.

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