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Conferentia Episcopalis Scandiae

  • On 21 oktober, 2021

Questa domenica, 17 ottobre, ha inizio un cammino di riflessione e condivisione che riguarda tutti noi cattolici. 

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Con questa convocazione, Papa Francesco invita tutta la chiesa ad interrogarsi sulla sinodalità: un tema decisivo per la vita e la missione dalla Chiesa. Per la prima volta in duemila anni viene coinvolto tutto il Popolo di Dio. La partecipazione non è cosmesi, ma questione di identità”. “Siamo chiamati – ha ricordato Francesco – all’unità, alla comunione, alla fraternità che nasce dal sentirci abbracciati dall’unico amore di Dio. Tutti, senza distinzioni.

Nell’unico Popolo di Dio, perciò, camminiamo insieme, per fare l’esperienza di una Chiesa che riceve e vive il dono dell’unità e si apre alla voce dello Spirito. Le parole-chiave del Sinodo sono tre: comunione, partecipazione, missione”. Il percorso per la celebrazione del Sinodo si articolerà in tre fasi, tra l’ottobre del 2021 e l’ottobre del 2023, passando per una fase diocesana, una continentale, e quella conclusiva a livello di Chiesa Universale. 


Cari Fratelli e Sorelle 

Questa domenica, 17 ottobre, ha inizio un cammino di riflessione e condivisione che riguarda tutti noi cattolici. 

La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo. Con questa convocazione, Papa Francesco invita tutta la chiesa ad interrogarsi sulla sinodalità: un tema decisivo per la vita e la missione dalla Chiesa. 

Il concetto “Sinodalità” è stato oggetto di molta attenzione negli ultimi anni, essendo stato usato per motivare delle iniziative che sono fonte di speranza per alcuni e per altri fonte di ansia. 

Cosa vuol dire la parola “Sinodalità”? 

Sinodalità è una parola di origine greca, composta da due parti: il prefisso sin- [συν] è una preposizione che significa 

“con, insieme a”. Riconosciamo lo stesso prefisso nella parola ”Simpatia” che indica essere aperti a partecipare ai sentimenti degli altri e patire insieme, facendosi carico delle loro sofferenze. 

Il sostantivo “hodos [ὅδος]” significa “via, cammino”. Quindi un “sìnodo” è un cammino che si percorre insieme. Si tratta di un movimento in comune finalizzato ad un obbiettivo in comune. Il camminare in sè non ha un valore proprio in se stesso, occorre avere una meta, un obbiettivo. Dobbiamo sapere dove stiamo andando. 

La parola “via” offre a noi cristiani molte associazioni. I primi discepoli di Gesù parlavano della Chiesa come la “Via”. Ed anche gli altri la chiamavano così. Verso la fine degli Atti degli Apostoli, quando Paolo tiene un’arringa davanti ad una massa di gente raggruppata a Gerusalemme, e sintetizza la propria vita attraverso un curriculum vitae condensato, Paolo ammette che egli prima di incontrare Gesù risorto, ha “perseguitato a morte questa Via, mettendo in catene e gettando in prigione uomini e donne” (22:4). 

I cristiani venivano considerati e visti come un gruppo molto compatto che andava in una direzione diversa rispetto alla maggioranza degli altri gruppi. E questa era considerata come una provocazione pericolosa. 

Quando studiamo la storia della salvezza, appare in continuazione l’immagine della Via. 

La chiamata di Abramo, la sua vocazione, comincia con l’esortazione a recarsi “nella terra che io ti mostrerò” (Genesi, 12:1). Abramo non ricevette una carta con la meta e i dettagli delle direzioni. 

La via che avrebbe dovuto seguire gli si sarebbe rivelata durante il cammino stesso.

La stessa cosa successe – secoli dopo – ai Re Magi, che furono condotti passo a passo fino all’adorazione del Dio diventato Bambino (Matteo, 2:1 e seg). Camminare è qualcosa che l’essere umano fa di propria volontà con coraggio e sforzo, ma scoprire la meta dipende da una rivelazione. 

Nell’Antico testamento la “via” è soprattutto la via per raggiungere la Terra promessa. La ritroviamo costantemente a partire dai diversi luoghi dell’esilio. Nel Nuovo testamento la “via” è orientata verso una persona, il nostro Signore Gesù Cristo. 

A partire da lì è Gesù la nostra vera Stella Polare, cioè la direzione verso la quale l’ago del compasso della nostra vita si orienta per guidarci. 

Ma non è tutto. Cristo non rimane separato da noi come la lontana meta per la nostra tensione spirituale. Egli ci chiama ad essere uno con lui. Ecco perchè può dire “Io sono la Via” (Giovanni, 14:6). 

La sinodalità che è più importante è il nostro cammino insieme a Cristo quando cerchiamo di essere fedeli al suo insegnamento e al suo esempio, con la consapevolezza che “colui che dice che Egli resta in lui deve essere pronto a vivere come Egli visse” (Giovanni, 2:6). Come Cristo dobbiamo imparare ad amare e a servire fino alla fine, “fino al segno supremo” (Giovanni 13:1), renderci umili ed essere “obbedienti fino alla morte” (Fil 2:8). 

L’infinita bellezza della Chiesa si evidenzia nella sua pienezza quando i cristiani in questo modo ed insieme rendono visibile e credibile la via che Cristo ci ha indicato; quando come si dice in modo splendido nella terza preghiera eucaristica diventiamo una comunità in ”pellegrinaggio sulla terra”, forti e 

solidi nella fede e nell’amore, uniti fra di noi, uniti con i nostri sacerdoti, nella gioia di un cammino verso la nostra patria celeste dove finalmente vedremo il nostro Signore “come Egli è”, dove Dio diventa per sempre “tutto, dappertutto ed ovunque” (Prima lettera ai Corinti, 15:28). 

Dove stiamo ora noi in questo comune impegno a concentrarci su Cristo? Quali sono gli ostacoli? Cosa può dare nutrimento? Queste domande sono il nocciolo della nostra riflessione sinodale. 

Per rendere il nostro pensare più nitido, più chiaro, e per rianimare il nostro desiderio, il nostro santo Padre ha donato a tutta la Chiesa una preghiera meravigliosa, Adsumus che vuol dire “Siamo qui davanti a Te”. Le radici di questa preghiera risalgono al 500. Ogni sessione del Concilio Vaticano II è stata iniziata con la preghiera Adsumus Sancte Spiritus, le prime parole dell’originale latino che significano: “Noi stiamo davanti a Te, Spirito Santo”, che è stata storicamente usata nei Concili, nei Sinodi e in altre riunioni della Chiesa per centinaia di anni. 

Mentre siamo chiamati ad abbracciare questo cammino sinodale del Sinodo 2021-2023, questa preghiera invita lo Spirito Santo ad operare in noi affinché possiamo essere una comunità e un popolo di grazia. 

Siamo qui dinanzi a te, Spirito Santo: 

siamo tutti riuniti nel tuo nome. 

Vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori. 

Insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, 

mostraci tu il cammino da seguire tutti insieme. 

Non permettere che da noi peccatori sia lesa la giustizia, 

non ci faccia sviare l’ignoranza, 

non ci renda parziali l’umana simpatia, 

perché siamo una sola cosa in te 

e in nulla ci discostiamo dalla verità. 

Lo chiediamo a Te, che agisci in tutti i tempi e in tutti i luoghi, 

in comunione con il Padre e con il Figlio, 

per tutti i secoli dei secoli. Amen 

Questo è quello che dobbiamo fare: dobbiamo essere il tempio dello Spirito Santo, rendere la chiesa un tabernacolo degno della presenza irradiante e salvatrice di Dio; dobbiamo tenere lo sguardo fisso sulla meta che siamo chiamati a raggiungere, cioè l’unità con Dio insieme ai santi per l’eternità; dobbiamo seguire la via che ci guida a questa santità, con la costante consapevolezza della nostra tendenza peccaminosa a creare il male e le divisioni, e perciò dobbiamo chiedere a Dio di transformarci; dobbiamo amare la verità e darle l’assoluta precedenza rispetto ad ogni altro pensiero di comodità o status sociale; dobbiamo cercare l’unità in Cristo e nient’altro o nessun’altra persona, con piena fiducia in Lui che ci ha promesso di essere con noi “fino alla fine dei tempi” (Matteo, 28:20) 

È facile formulare pensieri su cosa gli altri devono fare per rispondere alla chiamata di Cristo attraverso la Chiesa: concentrare la propria attenzione sulle persone, strutture, abitudini e consuetudini che ci irritano e ci sembrano insignificanti. Questo lo facciamo tutto il tempo. 

Ma questo non è il modo di essere partecipi al processo sinodale. 

Invece bisogna che tutti chi chiediamo: 

Come contribuisco io ad una chiesa in amore ed unità? Sono fedele io ai comandamenti di Cristo? Posso essere considerato 

io come un discepolo di Gesù agli occhi degli altri? La mia vita e le mie relazioni sono coerenti con il vangelo? Costruisco ponti oppure chiudo le porte? 

A santa Madre Teresa di Calcutta chiesero una volta che cosa bisogna cambiare nella chiesa. 

Lei rispose immediatamente ”Io ho bisogno di cambiare me stessa”, poi guardò quello che aveva fatto la domanda e – molto probabilmente con un sorriso – aggiunse “e tu?” 

Se ci lasciamo trasformare e cambiare insieme, la Via diventa una via felice e feconda. 

La possiamo percorrere non strascicando i piedi, ma con decisione, forza ed entusiasmo, con il cuore pieno dell’amore di Cristo. 

Fratelli e sorelle, 

usiamo quest’occasione per approfondire la nostra fede, rafforzare la nostra speranza e rendere efficace il nostro amore. Tertulliano, all’inizio del II secolo, scrisse che quelli che non erano credenti vedevano i cristiani ed esclamavano con stupore “Guarda come si amano a vicenda!”. 

Questo è l’obbiettivo per come dobbiamo vivere: per rendere visibile l’amore di Dio. È il nostro apostolato più importante. 

La nostra fede non si può ridurre ad un modello di una società perfetta, di giustizia e pace, a una serie di risposte convincenti alle difficili domande della vita. 

La nostra fede tratta di una vita trasformata in Cristo, convertita a Cristo, liberata dal dominio del peccato la cui consequenza è la morte, la nostra fede tratta di una vita illuminata dalla speranza della risurrezione. 

Grazie alle piccole dimensioni della chiesa nei paesi nordici conosciamo molto bene i meccanismi della sinodalità. Li 

apprezziamo. Vediamo con chiarezza che nella vita quotidiana, e durante il nostro pellegrinaggio terreno, dobbiamo sorreggerci a vicenda, avere cura gli uni degli altri, incoraggiarci a vicenda, a volte correggerci pietosamente. 

Per aiutarci nel nostro cammino, la Santa Sede ha messo a disposizione una serie di risorse sul sito www.synod.va. 

Vi invito a visitare questo sito, vedrete che fonte di ispirazione sarà anche per voi. 

Ma per renderci totalmente partecipi di questo processo e cammino sinodale, il Santo Padre desidera che noi soprattutto prendiamo sul serio quella chiamata, quella vocazione che era l’inizio della Via: “Convertitevi e credete al Vangelo”. (Marco, 1:15). 

Questo è il presupposto per la sinodalità. 

Perchè, come si legge nel testo apostolico della Didache, “Ci sono due Vie, una che porta alla Vita, e una che porta alla Morte, e c’è una grande differenza fra le due Vie”. 

È importante vedere e discernere queste due vie. 

Si tratta di scegliere la via giusta e mediante questo anche aiutare gli altri a scegliere la vita, illuminarli affinchè non rimangano nelle tenebre e nell’ombra di morte (vedi Luca 1:79). 

Rifacciamo i nostri paesi, prepariamoci ad invocare su di noi la benedizione di Cristo, la nostra Via, la nostra Verità, la nostra Vita. E seguiamolo, l’Agnello che è il nostro Pastore, ovunque Egli vada. (vedi Rivelazioni 7:17, 14:4). 

17 ottobre 2021 

 + Czesław Kozon, Vescovo di Copenhagen 

+ Bernt Eidsvig Can. Reg. Vescovo di Oslo, Amministratore di Trondheim 

+ Berisłav Grgic, Vescovo-Prelato di Tromsø 

+ Peter Bürcher, Vescovo Emerito di Reykjavik 

+ Cardinale Anders Arborelius OCD. Vescovo di Stoccolma 

+ David Tencer OFMCap, Vescovo di Reykjavik 

Marco Pasinato, Amministratore della Diocesi di Helsingfors 

+ Teemu Sippo, Vescovo Emerito di Helsingfors 

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